Cos’è il windsurf per me

Adesso che la stagione cambia e vira verso l’estate alcuni di noi cominciano a cambiare tavola, tirando fuori dalla cantina quella d’acqua, che può essere un surf, un windsurf, o un kitesurf…






Certo per diversi in realtà non si tratta di un vero e proprio passaggio definito, perchè magari hanno anche fatto wind-kite-surf per quasi tutto l’inverno, magari in paesi caldi, o perché continueranno a fare snowboard nei ghiacciai o, per i più tosti, nell’emisfero australe dove adesso comincia l’inverno.
Per me aprile è il momento del cambio netto, spesso così netto e ravvicinato che mi è capitato un paio di volte di fare snowboard la mattina e windsurf il pomeriggio.
Ecco allora mi veniva in mente di comunicare in poche parole cos’è il windsurf per me, quindi il feeling strettamente soggettivo, che potrà essere simile ma sicuramente non identico a quello degli altri windsurfers. Però qualcuno potrebbe anche pensare che provando il windsurf potrebbe ricavarne sensazioni e soddisfazioni paragonabili o anche superiori, e quindi essere stimolato a provarlo. Come per converso – ovvio spero di no – dire mah visti certi aspetti non fa per me…
Allora per me il windsurf, vediamo se riesco a spiegarmi, è come un volo libero. Cioè ha qualcosa del volo perché quando si plana la tavola è completamente sopra l’acqua e per gran parte libera da essa, ma non ha quelli che per me sono i lati più impressionanti del volo, ed ovvio i rischi. Come d’altronde sicuramente è un volo radente, invece quello del kite è spesso un volo libero e proteso verso l’alto. In questo senso mi è sempre sembrato che il windsurf sia più vicino al freeride, mentre il kitesurf al freestyle.
Ma lasciamo perdere le relazioni con gli altri sport fratelli. Una cosa che amo molto della mia esperienza col windsurf è che è slegato da ambienti artificiali e che la componente tecnologica si ferma all’attrezzatura ed al suo setup, che peraltro richiedono una certa precisione preliminare, ma poi tutto diventa in qualche modo spontaneo e collegato in ogni suo elemento dalla forza del vento, non si sentono più le diverse parti dell’attrezzatura, ma come un unico equilibrio che ci spinge. E' quello che è strano che talvolta detto equilibrio è così perfetto che si rischia di perdere parte delle sensazioni, insomma mi sono accorto che planando a stecca finisco per non rendermi conto dell’acqua, del vento, allora spesso mi giro e guardo la scia che sollevo come un piccolo motoscafo, o la penna della vela che si muove armonica scaricando le piccole raffiche, oppure protendo un braccio all’indietro per carezzare la superficie solida dell’acqua che corre sotto di me.
Certo il windsurf ha aspetti anche fastidiosi, come la frammentazione in molti elementi separati dell’attrezzatura, spesso ho sognato – e anche timidamente avanzato la proposta sui forum di alcuni produttori – una maggior integrazione di alcuni elementi, come alberi in tre parti contenuti nella stessa sacca della vela, magari assieme ad un boma ulteriormente smontabile. Oppure aspetti a volte un po’ scoraggianti, se non presi con la dovuta “filosofia” cioè le giornate magari spese in vana attesa, o le volte in cui il vento sparisce o non è sufficiente. Ma se ci si allena ad un po’ di pazienza e non si teme di… inondare la macchina di alberi vele e quant’altro, poi anche quei momenti di attesa possono trasformarsi in momenti di relax e socializzazione. E poi quando sale il vento è bello vedere tutti correre assieme alle tavole e correre nel lago, senza nessuna rivalità ma colla smania comune di carpire quella brezza!
Per i più fortunati che poi possono uscire nei bei mari ventosi della nostra penisola, l’esperienza diventa ancora più affascinante se affrontano le onde, questo per me è ancora un lato da esplorare, almeno per le vere onde frangenti, mentre per il volare nel mare mosso è una bellissima sensazione che ho avuto già il modo di provare!
Concludendo, non posso che ovviamente consigliar di provare un’esperienza simile a tutti!

Nico, redazione di www.freestyler.it

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