ComprensorioSki Civetta: report di una settimana mooolto bianca

Io e YodaGirl abbiamo passato una settimana nel comprensorio del monte Civetta, sulle Dolomiti.

Per qualunque informazione “normale” potete consultare il sito www.skicivetta.com: qui leggerete solo notizie vere
Mr. Green

Abbiamo alloggiato in un appartamento presso Santa Fosca, un piccolo paese attaccato a Selva di Cadore. Non è certo un posto per chi ama la mondanità, piuttosto è il classico piccolo paese di montagna: un minimarket, una sorta di emporio che fa da edicola-ferramenta-sanitari-casalinghi-etc., un paio di ristoranti e di alberghi.

Inizio con le note negative, in modo da lasciare tutto il dolce alla fine.

Il costo della vita nel paese (abbastanza tranquillo tranne che a Natale, ci ha detto l’autista della navetta per le piste) è abbastanza alto: fare la spesa al supermercato ci ha fatto quasi rimpiangere i prezzi di Milano, senza contare che il centro benessere del vicino hotel, raggiungibile al coperto dalla struttura che ci ospitava, prevedeva la modica cifra di 6 euro per un ingresso in piscina e 10 (dieci!!!) per la sauna. Tenendo conto del fatto che in sauna ci si sta circa 20 minuti, si pagano 50 centesimi al minuto: e dentro non ci trovi né i Centocelle Nightmare né le dame della carità di Playboy. Decisamente troppo.

Sullo skirama trovate poi la segnalazione di due snow park, uno dalle parti di Alleghe e l’altro a Zoldo (quest’ultimo, agli antipodi di Santa Fosca, illuminato di notte): il primo in realtà da quest’anno non esiste più, come abbiamo avuto modo di scoprire solo arrivandoci e trovandoci di fronte ad una magnifica distesa di nulla.

Ed ora le note positive: il nostro alloggio si è rivelato molto accogliente, pulito e soprattutto caldo, dotato di tutte le attrezzature necessarie al buon funzionamento di una cucina (eccetto il forno a microonde). Il comprensorio – o “pisteria” secondo un neologismodi YodaG – costituito da piste rosse e blu (con la maggioranza di queste ultime) è abbastanza grande da richiedere almeno 3 giorni per girarlo tutto a dovere, con impianti nuovi e le varie baite-ristoranti che hanno un buon rapporto qualità-prezzo. Questo, aggiunto ad un prezzo dello skipass giornaliero di circa 30 euro lo rende molto appetibile, a differenza di altri posti che personalmente ormai ben conosco (fate conto che non abbia detto Madesimo, però sappiate che l’ho pensato) e che contribuiscono a rendere la montagna ed i suoi sport una esperienza non sempre alla portata di tutti, o comunque a caro prezzo.

Torniamo alle piste. La caratteristica che più ci ha colpito è la loro larghezza, tale da permettere a chiunque (anche a quelli alle prime armi) di affrontarle superando agevolmente la classica paura da “curvare alla cieca”. Ovviamente lo stesso vale per chi vuole divertirsi a flattare ed aumentare le proprie capacità in conduzione o switch: personalmente ho lavorato su tutte e tre le cose.

Altra cosa che ho trovato stupenda sono i bordo pista: a differenza di altri comprensori, qui gli alberi non costeggiano direttamente le piste, ma spesso crescono a circa 4-5 metri di distanza dalle piste, come a creare una sorta di pista gemella di neve fresca, che ho trovato ideale sia per chi ha già dimestichezza con la polvere sia per chi – come me – è ansioso di fare le sue prime esperienze in sicurezza con questo fantastico elemento.

Fine della prima parte (recensione della location), inizio della seconda (i nostri sette giorni).

La prima giornata è stata sconsolante: prati verdi ovunque, poca neve e anche un po’ duretta.


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Io e YodaG iniziamo a fare gli scongiuri, con il morale non proprio alle stelle.

E funzionano: da lunedì sera la neve inizia a cadere copiosa, e non si fermerà fino al mercoledì (ma in realtà ogni giorno ci ha regalato ben più di una spruzzata) così è proprio mercoledì che torniamo sulle piste carichi come molle. Già all’uscita di casa lo scenario è come ci aspettavamo che fosse, ma è solo arrivando sulle piste che ci sentiamo impazienti di morderle con le nostre lamine.


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Le giornate così trascorrono in una fantastica fotocopia, con YodaG che prende sempre più confidenza con questo fantastico sport


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ed il sottoscritto che subito, gasato da troppe visioni di “First descent”, si lancia da un bordo pista in uno splendido cliff naturale che sembra fatto apposta per imparare a girare in fresca. Mi lancio e faccio molto male: l’inesperienza mi colpisce in pieno e sprofondo fino alla cintola dopo un triple-ground-frontflip (cioè dopo essermi rotolato tre volte).

Bestemmio in 8 lingue e 5 religioni, provo a tirare su la tavola e affondo di sedere, mi puntello con le mani ma sprofondano anche quelle, e così mi ritrovo intrappolato. L’unico modo per uscirne e continuare a frontflippare fino a tornare in pista completamente ricoperto di bianco: raggiungo YodaG che, indecisa tra lo sbellicarsi dalle risa e darmi del buffone, opta per un ex-aequo e mi dà del buffone ridendo. Peccato non avere prove fotografiche
ROTFL

E così le giornate passano una dopo l’altra, con YodaG che accumula gli inevitabili segni dell’esperienza


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ed il sottoscritto che accumula quelli della vecchiaia (leggi, dolori alle gambe), ma alla fine (o anche per questo) siamo felici e soddisfatti. E se non ci credete, eccoci a voi in versione “normale” e “pozer-as-a-Fish”: siamo o non siamo il ritratto della felicità?


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PS: vi prego di notare il tocco di cultura dato dal mio bandana con la grafica del National Geographic. C’è stampato il Codice da Vinci e il calendario di Frate Indovino in azteco.

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