Un fine settimana che vale una stagione: il 9° camp.

Il box è lì, immobile. Neanche sa che esisto.

Il park è praticamente vuoto, nessuno mi pressa per sbrigarmi. Eppure io sono lì che lo guardo e non riesco ad affrontarlo. Lel_ mi si affianca, parliamo un po’ e poi mi butto: il box è ancora lì, immobile, ma io sono dall’altra parte e con un piccolo sorriso. Questo è l’atto finale di una giornata controversa, iniziata alle 09.00 con la lezione di Cece.

La pista è in condizioni critiche, neve durissima e solcata dal gatto, col risultato che ogni discesa è contornata da un fastidiosissimo rumore di lamine su ghiaccio frastagliato. Questo comporta soprattutto notevoli rischi ad ogni caduta, come scoprono le terga di Lady Mellon (ahimè sprovvista del provvidenziale paraculo) nonché il mio polso (grazie ai parapolsi, solo una fastidiosa botta) ed il ginocchio atterrando male da un tentativo di 180 (non porto le ginocchiere, questa volta sono stato fortunato).

È questo il motivo per cui Cece all’inizio ci porta a girare piano rispiegandoci i fondamentali e correggendo i nostri errori, cosa che non fa mai male.

Quando entriamo in park il tempo è così coperto che ci siamo solo noi, i gestori ed un paio di local. Cece ci porta al primo dei salti e ci rifacciamo le ossa ripulendo le imperfezioni che poi ti impediscono di girare bene.

La cosa comica è che non faccio male sul salto, poi arriviamo su un box bello, liscio, facile e… e niente. Tony Fish, Lel_, Tamba e Snorfer lo prendono,lo girano, ci giocano. Io non ce la faccio – almeno all’inizio.

Nel frattempo il clima peggiora ed inizia a nevicare, dapprima con un po’ di vento, poi senza, e senza sosta. Il resto del gruppo invece si è spostato dall’altro lato del passo, ed il loro volti al ritorno sono di pura gioia: hanno girato in fresca senza sosta. Questo basta a gettare il mio morale snobbordistico un bel po’ sotto i boots, come se i progressi fatti oggi siano stati cancellati dalla sensazione di essermi perso il meglio,l’essenza dello snowboard. Ancora non so che l’appuntamento è solo rimandato.

Torniamo in albergo e ci prepariamo per la cena: segno distintivo del posto è la proprietaria, la cui combinazione di aspetto ed esuberanza la rendono un incrocio tra Wanna Marchi e Raffaella Carrà. E qui mi fermo.

Dopo cena la sala tv si trasforma in una “tuning room”: a questo camp ci sono le tavole e gli attacchi test di Nitro e Rome, e tutti (o quasi) ci siamo a guardare, commentare, toccare con mano. Chi sceglie di prenderne una si mette poi a montarci gli attacchi cercando consigli sul migliore set-up.

L’atmosfera generale è più che rilassata, del resto le facce nuove sono poche e tutti (o quasi) si integrano con il resto degli “hardcore campers”. Per me si tratta ormai di ritrovare degli amici e di approfondire la conoscenza degli altri; il camp è diventato l’occasione per stare bene con un po’ di gente, e non solo per girare in snowboard – del resto non è mai stato solo quello, come penso per tutti (o quasi) quelli che ci partecipano.

Giorno 2

È nevicato tutta notte. Il passo San Pellegrino è chiuso e saliamo all’Alpe Lusia.

Io sono con una avanguardia che prende il primo ski-bus (la strada è fattibile solo con catene) e veniamo tutti premiati: i gatti delle nevi non sono usciti, il risultato è che si tracciano linee pur restando in pista. È il tripudio: la neve scorre soffice e silenziosa sotto le nostre tavole, la montagna è un’enorme tela bianca sulla quale tracciamo le nostre linee. Fare un controlamina è impossibile e capita allora che tutti osiamo un po’ di più (“faccio un frontflip”).

Quando ci ricongiungiamo con il resto del gruppo, giriamo facendo foto e video, accanendoci in particolare su un piccolo kicker naturale dove io personalmente rimedio più insaccate che atterraggi puliti, ma il piacere di galleggiare è troppo grande: le poche volte che atterro in piedi compensano + che abbondantemente tonfi e capriole.

La sera riconsegna all’albergo una ventina di rider “stanchi ma felici”; le gambe sono pesanti, i muscoli indolenziti, il morale alto. E allora via di centro benessere, merenda a colpi di salame “made in Cara-Barbarossa” (commentando le immagini ed i filmati sul pc di Cara), e cena in attesa dei premi di fine camp.

Ci trasferiamo al pub e scopriamo che il livello dei premi questa volta è decisamente cresciuto: alle consuete magliette, felpe, cinte e beanies si aggiungono guanti da pie L1, un casco Giro “Bad Lieutenant”, attacchi Rome, un set tavola + attacchi Parmasport e, in ultimo, una Nitro Misfit League 155 (chapeau). Il menu è condito con una abbondante innaffiata di dvd, adesivi e cataloghi (insomma, che altro volere dalla vita?).

Tutti i premi (o quasi) sono salutati con calore, ma i vincitori degli ultimi 3 sono accolti con vere e proprie ovazioni, in particolare per Barbarossa che si porta a casa la Misfit e 4 tonnellate di invidia generale

Beer

La sera non offre molto altro, se non un ritorno in albergo con uno strano sottofondo: ogni tanto per il corridoio riecheggia la parola d’ordine “cappella” seguita da urla che sembrano provenire da un mostro marino. Mah.

Giorno3

Oggi c’è solo da raccogliere i cocci, per me. Ho dormito poco e tutti i muscoli del corpo ci tengono a sottolineare quanto abbiano gradito il tour de force di ieri. Ma la giornata sembra “solo” coperta, ed allora si va.

Non sono il solo a dichiarare di “voler girare senza impegno”, ma quando vediamo una bella distesa di fresca ancora intonsa, eccoci di nuovo là dentro. Per l’occasione arretro l’attacco davanti sperando di galleggiare un po’ di più. In parte funziona e me la godo alla grande, in parte non funziona e mi insacco fino alle mutande (ah che rima).

Dopo pranzo qualcuno tira i remi in barca, altri girano senza sosta: io sento che le gambe non tengono e, piuttosto che rischiare in park (sì che ci sarebbe anche un bel sole) mi faccio un paio di piste con Bart. Quando lo centro a metà di una discesa capisco che è il momento di smettere, ed anche in questo non sono solo: praticamente torniamo tutti in albergo per una salutare doccia, ed è con una sosta in autogrill che chiudiamo il nostro camp.

Istantanee in ordine sparso:

Lel_ e Snorfer mi incoraggiano ad affrontare il box,

Lele è incoronato imitatore di *LeleJib*,

Barbarossa frontflippa on the round,

Neil mi guida all’assalto di un tappeto di fresca,

Pak e Abba giocano al Musichiere “virato cappella”,

Ricca si pianta in fresca a fine discesa,

Lele e Iaia si vendono un rene (a testa) per un massaggio fatto da un tedesco che si spaccia per donna,

Abba mi illumina di immenso con la distinzione tra musica vecchia e brutta (muffa)e musica vecchia e bella (muffa di qualità),

una partita a Memory in 6 parlando esclusivamente come l’Abatantuono dei bei tempi andati,

Mellon mi offre una birra e poi scopre che costa 6 euro,

Alessandro-Scarface che gira rigorosamente senza maschera e bandane varie perchè “se esce il sole non mi abbronzo” (deve avere la faccia di cuoio e le pupille fire iridium),

io completamente imbiancato che prometto di scrivere 100 volte alla lavagna “se gli altri non si buttano in quel piattone di fresca, non lo farò neanche io”.

Sipario.

Luci.

Prossimo spettacolo.




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PS: qui lottimo Cara ha tutto quello che potete voler vedere del camp

 http://paolo.caravello.org/wp-content/i … moena.html

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