La cultura (?) che ci facciamo

Sottotitolo: dimmi che rivista leggi e ti dirò che snowboarder sei

Riviste. Nell’era di internet e del video streaming, leggiamo ancora di snowboard, a parte i cataloghi che teniamo strategicamente in bagno per le nostre sedute più impegnative?

Io sì. Probabilmente siamo tutti d’accordo nel dire che conta di più mettere la tavola giù e (saper) girare, piuttosto che essere dei sapientoni senza (saper) neanche girare mezza curva: insomma, di non fare come Arnold Schwarzenegger ne “I gemelli”, per il quale “la mia vita è tutta teoria e niente pratica”. Verissimo.

Ma un articolo ha qualcosa che un video non può avere: esprime i pensieri di chi lo scrive,cosa che in un video dopo un po’ risulterebbe noiosa da vedere. Ed ecco allora che leggere (mi) aiuta a riflettere, a pensare cosa mi piace e cosa no, e perché. Le riviste, insomma, sono il mio modo per andare sulla tavola anche quando di neve intorno non ce n’è, per continuare a conoscere questo sport. Non parlo di “cultura” di proposito: per me lo snowboard ha raggiunto un livello di espansione tale, che è più facile identificare al suo interno ”movimenti”e “correnti”, che non considerarlo come un corpo unico ed omogeneo.

Quest’anno ho comprato il primo numero di una rivista completamente straniera (Snowboarder), di una rivista straniera tradotta in italiano (Method mag) e di una rivista completamente italiana (OnBoard), e secondo me le differenze si vedono.

Premessa doverosa: non pretendo assolutamente di arrivare ad un giudizio univoco basato su criteri puramente oggettivi, anche perché alla fine ognuno di noi sceglierà di leggere ciò che trova in sintonia con se stesso ed il proprio modo di interpretare lo snowboard.

Cominciamo con il dato oggettivo più facilmente rilevabile: il rapporto tra il numero di pagine di pubblicità “nuda e cruda” ed il numero di pagine totali della rivista, al netto delle copertine. Il risultato è impietoso per Snowboarder (55%, 94 pagine su 170), mentre è più confrontabile tra Method (34%, 49 su 146) e OnBoard (29%, 33 pagine su 112). Ma sbaglieremmo a pensare che il peso della pubblicità corrisponda a poche pagine da leggere.

Se infatti andiamo a contare il numero di pagine effettive, la classifica cambia: vince Method (97) con circa venti pagine in più rispetto ad OnBoard (79) e Snowboarder (76).

Ci sono poi alcuni elementi che accomunano tutte le riviste: in ognuna troviamo almeno un paio di pagine dedicate ad una carrellata sui prodotti delle varie case (che alla fine della fiera è ancora pubblicità, ma con un minimo di descrizione dei prodotti), almeno una intervista ai pro rider del pianeta, due-tre checkout alle “nuove promesse” dello snowboard, un portfolio fotografico a tema, il report di un evento internazionale, gli “how to” (come girare determinate manovre).

Ma questi sono dati solo quantitativi, che se non altro ci fanno capire che esiste un “mainstream” circa la tipologia dei contenuti.

Probabilmente il vero “flavour” delle tre riviste viene fuori esaminandone le differenze: confrontando taglio grafico, struttura e tipologia dei contenuti si potrebbe dire che agli estremi si posizionino OnBoard e Snowboarder, mentre Method costituisce una sorta di misto tra questi due opposti.

Snowboarder (l’unica rivista stampata su carta riciclata) è scritta in maniera “gggiovane”: frasi veloci, periodi brevi, molto slang, rubriche e pezzi da una pagina sul “lifestyle” dello snobborder “very-trendy-fashion”, il tutto abbinato ad una grafica ugualmente un po’ fuori dagli schemi. Il pezzo forte del numero che ho comprato è il servizio sul superpark in Nuova Zelanda (ad avercene noi di strutture così).

OnBoard ha invece una impostazione grafica “classica”, e si caratterizza per servizi medio lunghi alla ricerca ed esplorazione dello spirito dello snowboard. È una rivista la cui linea editoriale, derivante dal suo essere completamente italiana, mi sembra principalmente improntata alla presentazione dello snowboard italiano, dei suoi atleti e dei suoi luoghi. Momento clou del primo numero è il report sulla session di Val Senales, dove ad Aprile hanno costruito un mega-salto in park.

Method prova a combinare l’aspetto più easy dello snowboard con un impegno più “adulto” nell’impostazione della rivista: quindi report cazzeggioni su eventi e feste, ma anche articoli veri e propri (come la presentazione del primo video di CAPiTA, “First kiss”) e temi più impegnati. Essendo mezza straniera e mezza no, in ogni numero si riesce a trovare qualche riferimento allo snowboard italico. Piatto ricco del primo numero della stagione: l’intervista a Gigi Ruf, Nicolas Muller e Thorstein Horgmo, misurando i profili dei tre rider secondo un test psicologico.

E allora? Quale è la rivista “giusta”? Come ho già detto, la rivista giusta è quella che scegliamo e che ci piace: io l’anno scorso me ne sono comprato un pacco tutti i mesi, ed ho progressivamente eliminato quelle che non mi piacevano finché “non ne rimarrà soltanto una”.

Non posso che invitarvi a fare lo stesso. All’inizio le mangerete tutte e tutte vi piaceranno, ma pian piano il vostro palato si affinerà, troverete il gusto che vi piace di più e leggerete solo quella che più rappresenta il “vostro” snowboard. E magari non sarà soltanto una.

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