10° camp di freestyler.it: personal report

Partenza. I giorni che immediatamente precedono un camp per me tendono a passare nella quasi più totale indifferenza, della serie “accada quel che accada, tanto domani parto”.


Lele è puntualissimo nell’arrivare a casa mia (grazie per essersi smazzato uno che è stato male per quasi tutto il tempo…), siamo un po’ meno puntuali nel lasciare Milano: un’ora e mezza di tangenziale. Ma almeno quella è gratis: il tratto Torino-Bardonecchia (50’ di auto) ci costa €10.30. Ironia della sorte: a Bardonecchia, mecca dello snowboard, veniamo accolti dai manifesti che celebrano “100 anni di sci”. Priceless.

Rail, box ed altre strutture. No way, il park di Bardonecchia è stupendo. Non solo è pieno di strutture per ogni livello di esperienza, ma ognuna di esse è costruita come Dio comanda e ti permette di affrontarla (se ne sei capace) in totale sicurezza. Noi abbiamo praticamente arato la neve dall’area in cui ci sono 3 box ed un funbox, come le decinaia di foto e video potranno dimostrare, senza dimenticare il piccolo jump iniziale con bidone annesso, che ci ha fatto fare le prime esperienze di “bonking” unito a nuovi modi di cartellare (mad_marcio e snorfer all’ultimo giorno 😉 ).

“Onora il padre, la madre e la giornata di snowboard”. Queste le parole di doc.g la domenica mattina, e non sono affatto scontate: la sera prima infatti si è abbattuto un diluvio che ci ha fatto seriamente temere per le condizioni del giorno dopo. Dopo due giorni in cui tutti abbiamo provato di tutto, perderci l’ultima giornata ha fatto rabbuiare più di uno di noi (me per primo). E invece il panorama del mattino ci regala delle cime imbiancate, con addirittura un velo di powder nei tratti più alti.

Gruppo. A questo giro siamo in pochini, e soprattutto con 2 sole ragazze su circa 20 partecipanti. Battute a parte, una maggiore presenza femminile avrebbe fatto sì che le feste serali fossero più animate… invece di far assomigliare il nostro residence ad uno YMCA.

Ma alla fine questo è stato il male minore. Essere in pochi ci ha fatto girare tutti insieme, e ci ha fatto vivere quell’atmosfera da “tuttinfamiglia” che poi ti porta a condividere e provare tutto.

Se così non fosse stato, io non avrei provato il rainbow, Lele non avrebbe aggredito il box, missklorina non avrebbe stracciato tutti…

Tra le centinaia di foto fatte, ce n’è una che per me rappresenta bene questo spirito. Io, Lelewel e Pedro che guardiamo una delle foto appena scattate: ecco, quella voglia di star lì a far foto, di salire e scendere da una struttura, di incitarsi e spingersi sempre un po’ più avanti, per me ti viene solo se si crea un gruppo speciale.

Ristorante. Alla faccia del bicarbonato di sodio: tra il buffet di verdure iniziale, il primo, il secondo, il buffet di dolci, ogni sera ci siamo seduti affamati e ci siamo alzati con delle panze da cisterna.

Estrazioni. Uno degli appuntamenti fissi di freestyler.it, favorito questa volta dalla ricchezza ed abbondanza dei premi, e contemporaneamente dai pochi partecipanti.

Risultato: almeno un paio di premi a testa, ma qui scatta il mio personale momento “polemica” perché:

ho vinto sì due t-shirt, ma una è taglia S;

NON ho vinto gli ambitissimi adesivi della “kshmir snowboards”, pur essendo in stanza con tutto il team di pro-rider;

NON ho vinto il maledettissimo cappellino Protein, che praticamente è stato dato anche alle due tipe scozzesi del bar (chiedere all’Italian Stallion Jussi per chiarimenti).

Ad ogni modo, Jussi si aggiudica una T1 nuova di pacca, ed ai miei occhi si guadagna il titolo di “man of the camp” per due motivi:

  1. offre da bere a tutti senza esitare (ragazzo, hai copulato e vinto una tavola, volevo pure vedere il contrario :rotfl:);
  2. sostiene sinceramente di “non meritarla”. Se stessimo qui a dare i premi a chi “li merita”, si terrebbero tutto gli organizzatori (il prossimo camp lo voglio organizzare io).

Semi-tubo. O half-pipe, naturalmente. Purtroppo le temperature alte hanno compromesso il muro di destra, resta il fatto che nessuno di noi si priva di molteplici tunnel pipe che ha regalato a Shaun White l’oro olimpico. E qui mi viene bene di ringraziare doc.g per la dritta fondamentale su come girare la tavola una volta in cima al coping, perché come dice mad_marcio “a uscire dal coping son bravi tutti, è quando guardi in basso che iniziano i problemi”. Morale della favola: per la prima volta riesco a girare il pipe senza mai cadere, una delle mille soddisfazioni che questo camp mi ha regalato.

Sauna. Il solo elemento decente di un centro benessere altrimenti deludente, con il bagno turco puzzolente, la sala rimbombante e l’idromassaggio inesistente. Tutto in rima, olè.

Il mio primo box. Il mio primo fs 180. il mio primo rainbow. Il mio primo table. Il mio primo bonk. Grazie ‘na real cifra a Lelewel, alla pazienza che ha avuto per farmi fare certe strutture senza mandarmi dove non batte mai il sole. E credo comunque che molti di noi potrebbero raccontare “il mio primo”.

Occhi digitali. Prima volta nella storia di freestyler.it, il camp ha avuto una copertura mediatica che neanche la CNN avrebbe fatto meglio. Alcuni Gb di foto e video ne sono la prova, prevedo lunghe code in download…

Neve. Onestamente poteva andare peggio: in fin dei conti, fino alle 10.30 le piste erano più che agibili, dopo aveva senso solo stare in park.

Effetti collaterali. 3 uscite in3 mesi, e poi di colpo 3 giorni di fila. Risultato: muscoli doloranti, mal di gola e febbre… che fisico da giocatore di birra e salsicce.

10 camp di freestyler.it in una parola: PROGRESSIONE.

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