Test: Donek Freecarve 179 I Olympic core

Come promesso qualche mese fa appena presa, provo a dare le mie impressioni sulla nuova carving-machine in casa Gentleman.

I miei intenti erano cercare una tavola per freecarving serio, una sorta di “miglioramento” delle caratteristiche della pur buona e conosciutissima “F2 Silberpfeil” che come spesso detto in diverse discussioni sul forum comincia ad evidenziare i suoi limiti quando la velocità sale diventando piuttosto nervosa.



Premessa:

Il termine “freecarve” credo vada chiarito , a mio parere non significa automaticamente “scalino inferiore prestazionalmente e qualitativamente” rispetto alle tavole race pure o comunque tavole più facili per fare del buon carving, più semplicemente rappresenta una tipologia di tavole (che possono essere più o meno prestazionali e/o difficili a secondo del caso specifico) che non deve rendere conto alle esigenze di unatleta impegnato in una gara specifica, esigenze che, con le dovute diversità in relazione alla lunghezza e caratteristiche fisiche ed “atletiche” del rider, si concretizzano , per esempio, in raggi di sciancratura “specifici” a seconda della tipologia di impiego, dunque una Slalom dovrà nascere con in mente la distanza media dei paletti e dovrà avere le caratteristiche tecniche adatte ad essere usata in quel determinato utilizzo, stesso dicasi, con le ovvie differenze, per una tavola che nasce per il gigante.

E naturale poi che una tavola race possa poi essere felicemente utilizzata anche in altre occasioni ma resta il fatto che nasce con le caratteristiche di cui sopra.

Daltronde anche unaltra tavola che posseggo (Swoard) nasce come risposta ad una particolare tecnica (Extreme Carving) che cerca il massimo contatto con la neve mantenendo comunque conduzione sulle lamine.

Una tavola Freecarving dunque viene creata per chi non ha come obiettivo “gare” e quindi deve rispondere ad una sola prerogativa:

Il divertimento sulla neve

Caratteristiche tecniche:

Lunghezza: 179mm

Lamina effettiva: 163mm

Raggio di sciancratura: 11.2m

Punta: 23.91

Centro: 18.00 Coda 23.91

Rigidità (coefficente interno Donek) 8.5

In effetti le caratteristiche di questa tavola sono abbastanza particolari, molta lamina effettiva (163cm) , piuttosto stretta (la versione I che posseggo è 18cm centro, la versione II è 19,5) raggio di sciancratura (11.2m) molto contenuto rispetto agli standard comunemente visti su tavole con questa lunghezza , la costruzione Olympic è un “upgrade” che rende la tavola più stabile, meno sensibile al chattering e dona maggior controllo e sensibilità in ogni occasione, potrei definirla unalternativa più “ruspante” ai nuovi materiali “metallici” piuttosto in voga negli ultimi tempi (come il titanal ad esempio) ma che immagino abbia maggior sicurezza dal punto di vista della durata nel tempo utilizzando materiali più “tradizionali” e meno sperimentali.

Ora veniamo alla “prova su neve”:

Nonostante parecchi problemi personali che non sto qui a spiegare (il 2008 è stata unannataccia ed il 2009 è cominciato se possibile peggio) sono riuscito a provarla per 3 giorni intorno a capodanno e per unaltra session negli ultimi giorni.

Per il test ho utilizzato degli attacchi Phiokka PH1 con archetti da 6mm in versione step-in, attacco secondo me perfetto per la tipologia di tavola, robusto, con unottima trasmissione degli impulsi e con una base di appoggio ridotta per non influire troppo sul flex della tavola, scarponi Blax (ora Head) modificati con ACSS (sistema di molle che agisce sulla distensione-compressione dello scafo).

La prima impressione è quella di una tavola con un grip impressionante (addirittura troppo in alcune occasioni 😉 , complice anche la mancanza di “taper” e le lamine che escono “di serie” a 90° senza tuning.

Dopo averla “studiata” un poco con il giusto timore reverenziale, provo a spingere sullacceleratore, la tavola è incredibilmente stabile anche quando si aumenta la velocità, la sensazione di controllo è ottima, è risulta davvero molto reattiva, facile farle fare il classico saltino in cambio lamina (spesso utile solo alla coreografia del gesto tecnico) quando si spinge con energia, me laspettavo forse un pochino meno rigida, ma questo è probabilmente lo scotto per averla presa così lunga e quindi adatta anche a pesi maggiori del mio, è pur vero che nellultimo test (effettuato sulle nevi abruzzesi di “Ovindoli”) si è ben comportata anche su tratti  completamente ghiacciati, sintomo di un flex omogeneo ed utilizzabile in quasi tutte le occasioni.

La strana sensazione è quella di avere tra i piedi una “buona Gigante” ma che nel momento in cui la si butta in piega chiude come una SP (ndr F2 Silberpfeil), ovviamente questo aiuta a condurla anche in caso di “traffico” grazie al fatto che “gira” in minor spazio, senza dimenticare però , come scrivevo poco sopra, che la tanta lamina (ora a 90°) ed appunto la mancanza di taper rende difficoltosa la “via di fuga” quando messa sullo spigolo.

Questo ha ovviamente come contraltare positivo la sensazione di essere davvero su di una rotaia quando in piega, porta naturalmente a vincere le leggi gravitazionali e regala “pieghe” davvero godibili.

Insomma credo di aver fatto centro, è probabilmente leventuale evoluzione di chi ama la sensazione del carving puro e della piega esasperata ma che vuole maggior controllo ed adattabilità a velocità più elevate rispetto le classiche tavole carving.

La versione I ha come caratteristica proprio la larghezza ridotta, questo porta ad una maggior velocità nel cambio lamina ma obbliga ad angoli piuttosto estremi degli attacchi ed ad una minor stabilità dequilibrio a bassa velocità ovviamente tutto questo come sempre dipende anche dallo stile del rider.

Pregi:

1) Presa di spigolo eccezionale

2) Cambio lamina velocissimo

3) Stabilità ottima anche ad andature da “Gigante”

4) Raggio contenuto tipico per gli amanti della classica piega ad “U”

Difetti:

1) Nonostante il nome (Freecarve) non è definitivamente una tavola adatta ad un “principiante” (almeno in questa misura) , attenzione al controlamina (soprattutto con lamine “di serie” senza tuning)

2) Tavola ovviamente non così “riposante” per sfruttarla a fondo necessita di perizia e gambe. Nellultima prova ho finito la giornata con la gamba posteriore rigida come un pezzo di travertino, ma ne è valsa la pena.

Aspetti Neutri che non posso definire pregi né difetti:

1) Obbliga ad angoli degli attacchi piuttosto accentuati ma questo dipende dalle proprie abitudini e dalle proprie preferenze (per me, ad esempio, non è un grosso difetto).

2) E discretamente rigida (ovviamente per essere una freecarving) , naturalmente questo aspetto è un pro o un contro a secondo delle occasioni e del rider. Forse per il mio peso sarebbe bastata una misura 175 ma la sete di lamina è sempre tanta e sono contento di aver preso un 179.

Conclusioni:

Insomma una ciambella con il buco davvero ben fatta daltronde lesperienza della statunitense Donek (marchio conosciutissimo nellambiente alpiner americano) si fa sentire.

Per un discreto periodo di tempo credo sarà la mia “carving machine definitiva”.

P.s. perdonate la foto (della tavola in questione ma non fatta da me) ma non avuto ancora il tempo di fotografarla, appena ne avrò la possibilità proverò ad integrare con qualche foto o video “in azione”.

Image

Lhard non è morto…

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