Report: 3 giorni con la Squadra Nazionale Paralimpica di Snowboard @Tignes

Lo scorso luglio ho avuto la possibilità di seguire gli allenamenti della nazionale paralimpica di snowboard a Tignes. È stata una cosa abbastanza improvvisata, grazie ad un mio collega che mi ha dato un gancio che non potevo rifiutare….tre giorni di snowboard, oltretutto con una squadra nazionale era un occasione troppo ghiotta per starsene a casa,quindi siamo partiti alla volta di Tignes in compagnia di Roberto Cavicchi, uno dei ragazzi della squadra.



Dopo un viaggio atroce, tra litigi con il navigatore, mandrie di mucche in libertà sul piccolo San Bernanrdo e un fottuto Camogli contro cui ho lottato per buona parte del viaggio (e che ho digerito svariate ore dopo), siamo arrivati in serata e siamo subito andati al Drop Zone, dove era in corso il ritrovo per la distribuzione delle tavole Hostile (fornitore ufficiale della squadra nazionale paralimpica) in test per il giorno successivo. Lì abbiamo fatto conoscenza con gli altri ragazzi della squadra e con i due allenatori, Silvia Bresciani e Igor Confortin. La disciplina in cui gareggiano è lo snowboardcross, che si svolge sugli stessi tracciati della coppa del mondo, ma con la differenza -almeno per il momento- si scende uno alla volta; la prima cosa che mi colpisce è che è tutto “normale”, si discute delle condizioni meteo orrende (la stessa mattina il ghiacciaio è rimasto chiuso per la scarsissima visibilità), si parla di come vanno le tavole e di cosa si farà il giorno dopo. La mattina successiva si sale in ghiacciaio e mi balza subito allocchio quanta neve ci sia in meno rispetto alla prima volta che sono stato a Tignes destate, ovvero 10 anni fa…il park è stato portato progressivamente più in alto di circa 400 mt. di altitudine, il tutto alla faccia di chi sostiene che il surriscaldamento globale sia una sega mentale da ambientalisti talebani (*****). Dopo un minimo di riscaldamento si parte con lallenamento vero e proprio, anche se il maltempo e le nuvole non ci permettono di fare granchè, se non in qualche breve momento di sole del quale approfittiamo per puntare verso il park dove -in mancanza di un tracciato di boarder- si lavora sui jump. I giorni successivi il meteo migliora progressivamente, permettendo di intensificare gli allenamenti, lavorando duro su conduzione, salti e anche fakie, perchè nel boarder è importante riuscire a recuperare prima possibile gli errori. Tutto scorre nel modo più naturale possibile, perchè questi ragazzi sono prima di tutto snowboarders come lo siamo tutti noi, appasionati a questo bellissimo sport. Poi cè il discorso della disabilità, ma, vuoi perchè ci sono abituato, (lavorando come fisioterapista da 13 anni a questa parte ne ho viste di tutti i colori), non ha le tinte da libro “Cuore” come a mio parere troppo spesso si vede in TV; ci son diverse tipologie di menomazione (lesioni di plesso nervoso, amputazioni più o meno importanti, focomelia) e ogni ragazzo è una storia a parte che varrebbe la pena ascoltare, ma in questo contesto ciò che emerge principalmente è la motivazione a snowboardare sempre meglio e sono la passione e la coesione del gruppo che permettono di passare sopra tanti problemi e concentrarsi sul lavoro.




Non tutto è poi rose e fiori, perchè comunque quando è ora di lavorare si deve lavorare duro, perchè gli atleti delle altre squarde non stanno di certo lì a guardare, anzi; latleta paralimpico più forte è un vero mostro, capace di fare segnare la quinta migliore prestazione stagionale in assoluto (atleti normodotati inclusi!) sul tracciato di Lake Louise pur essendo amputato ad una gamba. Cè tanto da lavorare, anche perchè il progetto della squadra nazionale di snowboardcross è ancora giovane, soprattutto rispetto alle realtà di altri paesi, ma limpegno che viene profuso, sia da parte dei ragazzi che dello staff tecnico è notevole. A tal proposito un plauso va fatto a Silvia e Igor, che -partendo quasi da zero dato che la casistica dello snowboard paralimpico non è così ampia come altre discipline- che stanno facendo un lavoro coi controcazzi e non dico questo per fare un bel marchettone. Snowboard ne mastico un po da qualche anno, non sono un maestro ma un minimo di cognizione di causa (per quanto riguarda la tecnica di riding) penso di averlo; quanto a protesica e -soprattutto- rieducazione del gesto atletico sono cose che fanno parte del mio lavoro quasi tutti i giorni e sono rimasto stupefatto dal metodo con cui i due allenatori sono riusciti a mettere insieme tutte queste nozioni, arrivando sia a migliorare la metodologia di insegnamento, sia a capire come modificare e settare nel modo migliore attrezzatura e/o protesi. Insomma sono stati tre giorni intensi, belli e che mi hanno portato a conoscenza di un progetto che vale veramente la pena di seguire; come ha aiutato i ragazzi della squadra a passare sopra i loro problemi, può aiutare noi a dare il peso giusto alle cose e ad apprezzare lo snowboard per quello che effettivamente è: una gran figata.




Lo staff:
Allenatori: Silvia Bresciani
Igor Confortin
Maestra intervenuta (per il principiante):
Silvia DallOca
Preperatore Atletico: Andrea Capuzzo
Atleti presenti allallenamento:
Roberto Cavicchi
David Preziosi
Giuseppe Comunale

Greg Leperdi
Marco Ercole
Gianluca Storione
Fabio Piscitello (in visione)
Luigi Rosa (principiante)
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