Folgarida 3° Freestyler Site Snowcamp – Nicos report, 3° parte



Darkness on the edge of town. Dopo l’estrazione c’è chi rientra in camera, chi si lancia al pub per l’ennesima battaglia. L’incidente in macchina ha lasciato in me il segno, la persona riflessiva e pessimista che c’è in me prende violentemente il sopravvento. Vado in camera e di colpo il mio corpo stacca la spina, e tutto passa davanti, tutti i volti di chi ho conosciuto, di tutti gli amici virtuali che oggi, in questo camp sono divenuti reali. Ma anche di quelli che erano e sono reali e stanno diventando solo ricordi, o solo virtuali. Dell’ineluttabilità del tempo, del cambiamento, di come mi sono sempre opposto al tempo gridando la mia bestemmia di un mondo perfetto ed immutabile, come la mia Venezia, come la mia Nena. Scorrono negli occhi quelli che avrebbero potuto essere parte di questi giorni e che lo sarebbero stati come protagonisti, e che invece sono voluti svanire e non sono riuscito a fare nulla per trattenerli. Non sono riuscito a comunicargli quello che potevo trasmettergli, non la competenza che molti hanno piu’ di me, ma la passione, sconfinata, irrazionale, che non ha prezzo e non si vende.
So di spingere a fondo le mie curve mentendo a me stesso, dicendomi che esse saranno sempre più giovani e sempre più forti, ma non sarà così. Che ne sarà di noi, di tutti questi momenti, che sono in fondo anche sentimenti, veri, forse un giorno fra molti anni ci incontreremo e non ci riconosceremo più?
Reagisco con rabbia dentro a quello che sembra per tutti inevitabile e che molti sanno accettare serenamente, e che io combatto da sempre, perdere, perdersi, io grido, voglio, esigo tutti quelli che sono erano e saranno parte di questo gruppo.
Basta meglio spegnere la luce e far scendere la cortina della notte su questi pensieri amari e veri.

Sabato  proseguiamo le lezioni, io evito il pipe che ormai è chiaro non sarà mai il mio ambito e dopo due giri in pista andiamo giù per una parete di fresca trasformata, è breve ma è il mio pane, il cuore si riscalda tanto penetra la neve fredda nella giacca cadendo. Così più avanti andiamo al bordo della pista, sotto a destra c’è un pezzo di bosco, e vai allora, passo irrispettoso anche il maestro, volo giù con frenesia ingiustificata.
Il bosco è sempre bellissimo, passi una zona attraversando due alberi e lì scopri un altro pezzo, e devi decidere dove esattamente curvare in un secondo o due, e poi ancora sorprese ogni tre o quattro metri, sono scariche di adrenalina continue, un toccasana per cancellare la depressione della sera prima, ogni freerider incontentabile come me sa di cosa parlo. Ecco lo sci è corretto, elegante, ma con la tavola ho trovato una droga assurda, instabile, imprevedibile, indispensabile.
Sono però un po’ stanco a fine giornata, psicologicamente scarico, nella mia eterna mania di contraddizione comincio a sognare il windsurf ancora con la tavola da sno’ ai piedi. Infatti la sera alla cena non sarò una compagnia entusiasmante, tutti i ragazzi intorno a me sono pieni di allegria ma io sono ancora in fase post-trauma e mi sento un pesante rompiballe, sissignori. Tra l’altro mi viene anche un po’ di claustrofobia con tante persone chiuse in un locale piccolo…
Rivedrò dopo dalle foto quanta allegria e come abbia io sprecato l’ennesima occasione per vivere un bellissimo momento. Rivedo con invidia il viso di Skarlet da cui traspare tutta la sua giovinezza, il sorriso enorme e solare di Elena e quello spiritoso di Elena-Noa…



(…continua…)




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